Mezzo, Carriera, Vocazione e Missione. Il modo in cui guardi il tuo lavoro influenza il tuo grado di soddisfazione.

Il peso che di solito attribuiamo al lavoro può variare molto.
Se per alcune persone la professione è un elemento fondamentale, per altre “il lavoro è solo un lavoro”.

Possiamo identificare quattro grandi prospettive con cui le persone considerano il lavoro:

  • 1. Lavoro come mezzo;
  • 2. Lavoro come carriera;
  • 3. Lavoro come vocazione;
  • 4. Lavoro come missione.

Facciamo un esempio pratico. Luigi è un conducente di autobus. Il suo lavoro gli piace, anche se la guida non è mai stata per lui una passione profonda. Luigi considera il lavoro come un modo di pagare le spese e avere entrate sufficienti per sostenere la sua famiglia. Nel tempo libero si dedica alla passione per gli animali, in particolare i suoi cani, e sta studiando per diventare addestratore cinofilo. Gli piace poter passare del tempo di qualità con la sua famiglia e prendersi il resto della giornata libero dopo il lavoro per leggere e suonare la chitarra.
In una recente intervista con uno psicologo, Luigi si è detto molto sereno e soddisfatto della sua quotidianità. Non ha timore ad ammettere che per lui “il lavoro è solo un lavoro“. Sta progettando un viaggio in Norvegia con sua moglie e presto i suoi figli andranno all’università.

A differenza di Luigi, che vede il lavoro come un mezzo, i carrieristi considerano il proprio impiego come un modo per realizzarsi. L’obiettivo di chi vede il lavoro come carriera è quello di diventare un punto di riferimento nel proprio settore. I carrieristi mettono al primo posto l’apprendimento e le sfide e vivono il lavoro come il modo con cui soddisfare non solo i propri bisogni di base, ma anche quelli più elevati nella, come il bisogno di realizzazione, autostima e riconoscimento da parte degli altri. 

Roberta ad esempio è consulente per una grande multinazionale dell’energia. Dopo una brillante carriera universitaria ha ottenuto diversi ruoli di responsabilità in alcune importanti aziende del suo settore, viaggiando in tutti i continenti e imparando molte lingue. Ogni traguardo l’ha resa più fiduciosa in se stessa e, per lei, il lavoro riveste un ruolo centrale nella sua quotidianità. Il suo obiettivo è diventare CEO entro tre anni e tutto fa presagire che questo traguardo sia alla sua portata. Roberta ha una figlia di due anni, ma ha deciso di non voler mettere in secondo piano la carriera, che ha una grande importanza per lei. Così ha stabilito insieme al suo compagno che cercherà di rendere il tempo passato in famiglia di maggiore qualità possibile, optando, quando si può, per lo smart working e rispettando gli orari lavorativi con attenzione senza cadere in eccessi di stress.
Di recente, Roberta ha detto al suo psicologo che, anche se questi ritmi sono faticosi, rinunciare alla carriera per la famiglia sarebbe stato molto più frustrante. In questo modo invece si sente serena e questo influenza positivamente anche il rapporto con il suo compagno e con la figlia piccola.

Altre persone vedono il lavoro come vocazione. In questo caso la carriera è un modo di realizzare un talento naturale, un dono o una sorta di “chiamata”.
Luca ad esempio ha da sempre la passione per l’atletica. Sin da bambino era molto attivo, saltava spesso sul letto e da un divano all’altro. I suoi genitori l’avevano portato in palestra in preda all’esasperazione, affidandolo a un allenatore. Da quel momento Luca non aveva mai smesso di allenarsi e aveva sfruttato il suo dono innato per diventare un professionista della ginnastica. Parlando con alcuni amici, Luca ha raccontato che non è mai stato interessato a svolgere altri lavori. Aveva avuto altri interessi, ma per lui la ginnastica era una vera e propria vocazione.

Infine, è possibile vedere il lavoro come una missione. Le persone che considerano il proprio lavoro una missione sono disposte a tutto pur di vedere nel mondo un cambiamento conforme alla propria visione ideale.
Alessia ha 32 anni ed è diventata una fervente attivista per i diritti civili, arrivando a guidare un’organizzazione non governativa che opera in paesi del terzo mondo per favorire l’istruzione scolastica. La sua missione è portare un buon livello culturale in tutti i continenti. Sa che non riuscirà a fare tutto da sola, ma ritiene importante fare il primo passo in questa direzione.

Come vivi il lavoro?

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Maestria

Al di là di ciò che il lavoro significa per noi, la professione contribuisce alla definizione della nostra identità. Il lavoro ci aiuta a capire meglio chi siamo e dà un senso al tempo.

È la via verso l’autoefficacia a strutturare autostima e percezione di competenza. 

Una cosa che ho capito sul ruolo del lavoro nella vita è che non è tanto importante il lavoro che scegliamo, quanto piuttosto il processo che ci porta al ‘saper fare’.

Ciò che dà significato non è solo un lavoro in linea con i nostri interessi e le nostre attitudini, ma soprattutto la costruzione di una competenza nel corso del tempo. Non la lama in sé, ma il processo di affilatura.

Sentite come la Treccani definisce il termine Maestria:

“Rara ed elegante perizia; talvolta, accortezza disinvolta e spregiudicata”.

Questa è poesia.

Nel significato della parola “maestria” possiamo individuare le radici della gioia di lavorare o dell’insoddisfazione lavorativa.

È il processo di miglioramento che ci rende soddisfatti sul lavoro. Non solo la scelta o il successo che otteniamo.

Dobbiamo ritrovare un tempo lento, come un vaso che contiene l’acqua. Dobbiamo darci gli anni necessari ad affilare la lama e sviluppare un senso di competenza.

Il lavoro funziona un po’ come un viaggio in treno.

La scelta di una carriera è il mettersi sui binari, noi siamo il treno e il viaggio è il cammino verso la maestria.

Perché sia un viaggio godibile, dobbiamo stabilire una destinazione e metterci sui binari giusti.

E questo è ciò che dà senso al tempo.

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