Da LinkedIn mi hanno chiesto alcuni consigli su come lavorare bene in estate e prevenire il burnout.

Il migliore consiglio che mi viene in mente è:

NON FATELO.

Non lavorate, se potete.
L’estate è per l’anno ciò che la notte è per il giorno.
Dobbiamo dormire, è semplice. Altrimenti ci consumiamo. Succede davvero: quando non dormiamo il cervello non riesce a “ripulirsi” dalle scorie e lo stress consuma le nostre risorse psicofisiche, riducendo ad esempio la risposta del sistema immunitario.

Diciamoci la verità: non sempre siamo obbligati a portarci il lavoro in vacanza, né da liberi professionisti né da dipendenti. Eppure lo facciamo lo stesso. Perché?

Dipende da un meccanismo psicologico chiamato “idleness aversion“, “avversione all’ozio”. Secondo uno studio pubblicato su Psychological Science, il riposo ci fa paura per diverse ragioni:

– La prima ragione è la FOMO (Fear of Missing Out), ovvero paura di essere tagliati fuori da decisioni importanti e nuove opportunità;
Paura del vuoto e della noia;
Cultura. Tendiamo a considerare poco competenti (e secondo altri studi, addirittura meno attraenti) le persone che oziano o che si mostrano meno indaffarate.

Ultimo fattore importante è la dipendenza da lavoro (“workaholism”). La dipendenza da lavoro si sviluppa quando non riusciamo a staccare. Si riconosce dal fatto che riduciamo lo spazio dedicato ad altre attività che non siano il lavoro, come il tempo libero e quello dedicato a persone care. Quando costretti a interrompere, le persone dipendenti da lavoro iniziano a essere irritabili, irrequiete e preoccupate.

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Il trucco è cambiare prospettiva. Non pensate che le vacanze siano una perdita di tempo e che vi distolgano da obiettivi importanti. Senza riposo non riuscirete a recuperare e a lavorare bene.

Alcune aziende PAGANO i dipendenti per prendersi tempo libero e le multano se scoprono che stanno lavorando in vacanza. Sanno che le persone che non si riposano costano molto di più di quelle che trovano un equilibrio tra riposo e lavoro.
Chi non smette mai di lavorare, infatti, è più a rischio di turnover, burnout e sintomi depressivi.

Insomma, ormai non c’è più alcun dubbio a riguardo: le aziende e i professionisti che nei prossimi anni vogliono dare una svolta alla propria attività o carriera, dovranno puntare sempre più sulla psicologia e sul benessere psicologico.

Aiutare le persone a vivere una buona vita sarà il modo migliore per crescere e avere un impatto sociale positivo.

Capita di perdere l’equilibrio e di sentirsi all’improvviso stressati o senza più energie. In alcuni casi è sintomo che le priorità della tua vita devono essere ricalibrate. Contattami se senti la necessità di ritrovare una dimensione giusta tra il lavoro e il benessere psicologico.