Da quando ho pubblicato un articolo sulle relazioni tossiche per Santagostino Psiche, nel 2019, molte persone mi hanno contattato per raccontarmi la loro storia.

Ho notato che queste richieste si assomigliano tutte. Il dilemma principale è riuscire a capire se una relazione è tossica. Spesso infatti, per quanto paradossale possa sembrare, le persone hanno solo il vago sentore di essere finiti in una relazione tossica. Di solito se ne accorgono quando il livello di sofferenza diventa troppo elevato, o quando l’equilibrio disfunzionale si rompe e la coppia si scioglie.

Qualcosa, dentro di sé, spinge a trovare una soluzione.

Vediamo allora come capire in tempo se una relazione è tossica, e cosa fare dopo per tornare a sentirsi bene.

Come capire se una relazione è tossica

Un ottimo test per capire se una relazione è tossica è valutare la presenza di alcuni segnali tipici:

  1. il ghosting, la pratica di sparire all’improvviso dopo aver stabilito un contatto intimo;
  2. la manipolazione affettiva;
  3. un atteggiamento svalutante e poco empatico;
  4. cattiveria, sottile o manifesta, quasi sempre negata o giustificata dall’autore svalutando l’altro;
  5. violenza fisica e verbale (non sempre presenti).

Le relazioni tossiche lasciano sempre le persone sfibrate, svuotate e senza fiducia in se stesse. Per questo motivo è importante saperle riconoscere in tempo e trovare al più presto una soluzione.

-Leggi anche: Come soffrire bene

Perché si finisce in una relazione tossica

I motivi possono essere molti e dipendono dalla storia delle persone coinvolte.
Spesso chi finisce in una relazione tossica ha avuto figure genitoriali assenti, svalutanti e denigranti.

Da bambini siamo vulnerabili e dipendenti e dobbiamo trovare un modo per sentirci protetti e sopravvivere. Per adattarci, finiamo per accettare maltrattamenti emotivi, fisici, trascuratezza, e purtroppo, in alcuni casi, anche gli abusi.

Ci ritroviamo in relazioni tossiche a causa di due meccanismi principali:
1. Coazione a ripetere. Ripetiamo inconsapevolmente le dinamiche tossiche sperimentate durante l’infanzia o in un momento successivo della vita. Tendiamo a ripetere ciò che non abbiamo elaborato, superato o compreso fino in fondo. Lo facciamo cercando una soluzione e un senso di controllo su ciò che abbiamo vissuto. Come quando torniamo su un indovinello o un enigma che non riusciamo a risolvere, o come quando continuiamo a fare sempre lo stesso sogno.
2. Tendenza a preferire schemi conosciuti. Anche se ci fanno soffrire, le relazioni tossiche sono esperienze conosciute, che abbiamo già affrontato e quindi sono più gestibili. Il cervello predilige soluzioni economiche, che comportano un minor dispendio di energie. Se una strategia ha funzionato in passato, la nostra mente la memorizza e la ri-utilizza. Tendiamo a evitare nuove tattiche che potrebbero rivelarsi fallimentari. Facciamo un esempio pratico. Se per ricevere accudimento e protezione quando eravamo bambini abbiamo dovuto mettere da parte i nostri bisogni d’affetto e assecondare i bisogni dei genitori, è molto probabile che crescendo, continueremo a seguire questo “copione”.

Infanzia e adolescenza sono le basi su cui costruiamo la vita adulta. Le paure memorizzate precocemente rimangono nell’inconscio per molto tempo e ci condizionano anche tutta la vita.

Le relazioni tossiche raccontano le nostre cicatrici interiori. Spesso i fantasmi del nostro passato allungano le loro ombre sul presente, oscurando e deformando la realtà e rendendoci ciechi. Questo è il motivo per cui è difficile capire se ci si trova in una relazione tossica.

Leggi altri approfondimenti che ho scritto per Santagostino Psiche

Relazione tossica con un narcisista

Le relazioni tossiche più comuni sono quelle che si instaurano tra una persona con un gran bisogno di affetto e un (presunto) narcisista. Avviene spesso che il narcisista sia un uomo e che la persona più bisognosa sia una donna, ma sono comuni anche gli esempi contrari, in cui è la donna a detenere il “potere” di concedere o sottrarre l’amore. Quello del potere è un tema centrale nelle relazioni tossiche. Vediamo perché.

Come si comporta il narcisista in amore

Nel passato di una persona narcisista è stata spesso presente una figura genitoriale invadente, che chiedeva attenzioni e gratificazioni a spese della libertà e della vera natura del bambino.
Il narcisista di solito è stato accudito da una coppia genitoriale in cui era, nello stesso tempo, un’“appendice narcisistica” di un genitore e il rivale dell’altro, da cui il bambino veniva trattato con freddezza, disprezzo o violenza.

Il classico “Dongiovanni” è un uomo che ha avuto una madre fragile e bisognosa. Il narcisista tossico – qualunque cosa questo termine voglia dire – è stato un bambino che non poteva esprimere liberamente se stesso, né poteva sviluppare il proprio “vero Sé”. Se fosse stato se stesso, infatti, la madre avrebbe sottratto il suo amore condizionato o sarebbe crollata.

Crescendo, questo bambino impara a piacere agli altri mettendo da parte se stesso. Essendo molto abile ad adattarsi ai bisogni delle donne e a compiacerle, riuscirà facilmente a sedurle e ad apparire come l’uomo ideale. Nelle relazioni il narcisista cerca donne fragili, bisognose o ingenue, da cui riesce a ottenere sempre ciò che vuole. Queste donne, infatti – a loro volta in cerca di un principe azzurro – rimangono estasiate da lui, dalla sua capacità di capirle, ascoltarle, comprenderle e gratificarle. Quando la relazione si fa più intensa, però, il narcisista si sente ancora una volta invaso e privato della sua libertà. Rivive il trauma di aver dovuto mettere da parte se stesso per compiacere l’altro. Mette continuamente in scena il suo passato nella classica “coazione a ripetere”.

Quando un narcisista tradisce, non sta ferendo la donna che lo ama, ma soprattutto l’ombra di sua madre, a cui si può finalmente ribellare dicendo: “questo sono io e tu non puoi usarmi per i tuoi desideri!”.

Queste persone non hanno potuto arrabbiarsi, fare i capricci, essere se stesse, perché i genitori avrebbero reagito con rabbia e frustrazione o sarebbero crollati a causa della propria fragilità. Il narcisista cerca l’amore incondizionato che non ha mai avuto, qualcosa che, però, purtroppo, nessuno potrà mai restituirgli.

Se il partner reagisce con rabbia, il narcisista trova la scusa perfetta per sottrarsi alla relazione; se il partner si mostra sofferente, il narcisista può sperimentare sensi di colpa e cercare di riparare, ma ancora una volta finirà per tradire, inseguendo ciò che ha perso in passato.

Come uscire da una relazione tossica

La consulenza psicologica individuale è il modo migliore per uscire da una relazione tossica. Durante le sedute la persona impara a riconoscere i segnali tipici di un relazione tossica, scopre le motivazioni inconsce sottostanti a queste dinamiche e inizia finalmente a prendersi cura di sé.
Agire in tempo utile permette di ridurre la sofferenza e ricominciare a vivere.

Attenzione: anche chi in una relazione tossica subisce ha una parte di responsabilità. Spesso, infatti, la vittima perpetua dinamiche disfunzionali senza rendersene conto. Chi pensa di uscire da una relazione tossica cambiando gli altri, molto probabilmente finirà per fallire nel suo intento.

La psicoterapia è impegnativa. Comporta guardare dentro di sé e mettersi in gioco per cambiare le cose. Ogni cambiamento può far paura. È normale. Ma il costo di rimanere intrappolati in relazioni patologiche è troppo alto.

Capire è il primo passo per tornare ad essere liberi.

Per approfondire: Articolo su Santagostino Psiche


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