Uso di alcolici e Covid-19. Quali sono i rischi? Indicazioni pratiche di prevenzione

Durante il lockdown siamo più esposti del solito a noia, ansia e solitudine. Uno strumento utilizzato per contrastare questi vissuti emotivi è l’alcol, che però rischia di danneggiare la salute psicofisica e peggiorare le emozioni negative. Vediamo come succede e come si può evitare.

Di fronte all’incertezza per il futuro, alle paure che attanagliano e all’ansia, l’abuso di alcol rischia di diventare un ulteriore pericolo per la salute pubblica durante il lockdown.

Secondo un report del Ministero della Salute al parlamento, in Italia sono circa 35 milioni le persone sopra gli undici anni che consumano bevande alcoliche. L’Istituto Superiore di Sanità ha messo in evidenza in particolare questi dati:

  • A consumare alcol sono più uomini che donne (20 contro 15 milioni). Di questi, 8,6 milioni (il 23 per cento degli uomini e il 9,1 per cento delle donne) hanno modalità rischiose di assunzione dell’alcol.
  • Tra i giovani prevale il binge drinking, ovvero l’assunzione di quantità di quantità eccessive di alcolici o superalcolici in un tempo limitato (sei o più bicchieri in una sola occasione).
  • Ogni anno ci sono circa 41 mila accessi al Pronto soccorso a causa di abuso episodico di alcol.

Questi numeri fotografano la situazione italiana prima della crisi dell’epidemia. Che impatto potrebbero avere allora la quarantena, la mancanza di lavoro e le tensioni sociali sul consumo (e l’abuso) di alcol?

In questo articolo analizziamo:

  • In che modo il Coronavirus (SARS-CoV-2) sta influenzando il consumo di alcolici.
  • Perché è importante parlarne.
  • Come prevenire un consumo di alcolici eccessivo durante la quarantena.

In che modo il Covid-19 sta influenzando il consumo di alcolici

Il Covid-19 ha prodotto un’emergenza sociale su vari livelli, alterando i fattori di rischio correlato all’abuso di alcol. Il prolungato isolamento sociale e gli elevati livelli di stress e ansia, ad esempio, rischiano di indirizzare verso un maggiore utilizzo di alcolici e superalcolici. Ciò avviene per diversi motivi:

  1. Rilassarsi. L’alcol viene usato come sedativo per “stordirsi” e non pensare, mitigare l’ansia e le preoccupazioni e ridurre il rimuginio. Oppure si usano gli alcolici per addormentarsi, cosa che però rischia di produrre l’effetto opposto (guardate questo video sull’insonnia per capire perché).
  2. Affrontare la solitudine. Il PDM-2 (Manuale Diagnostico Psicodinamico) sottolinea che l’utilizzo di alcol – così come di altre sostanze con effetto sedativo, come le benzodiazepine – è legato alla necessità di superare sentimenti di isolamento e favorire una sensazione di vicinanza e calore.
  3. Affrontare la noia: viviamo una condizione di tempo sospeso in cui è difficile trovare nuovi stimoli. La noia può suscitare sentimenti ed emozioni difficili da affrontare. L’alcol quindi risulta per molti una concreta alternativa a stati ansiosi e depressivi.

L’utilizzo di alcol quindi potrebbe aumentare in questo periodo, perché in grado di indurre sensazioni di rilassatezza, vicinanza, e perché aiuta a tollerare stati emotivi complessi, come noia, rabbia, solitudine. Ci mancano i nostri amici, ci mancano il contatto umano e la compagnia. Non ci possiamo vedere, toccare, amare, bisogni fondamentali per noi esseri umani. Quando la condizione umana è così limitata è difficile mantenere l’equilibrio. L’utilizzo di alcol però rischia solo di peggiorare le cose. Vediamo perché.

Alcol e Covid-19. Ecco quali rischi corriamo
Quanto vi mancano gli aperitivi con gli amici?

Fake news: non te le bere

Con la pandemia si sono diffuse anche diverse fake news sull’alcol. Alcune riguardano l’idea che possa essere utile nel contrastare il Covid-19 (ad esempio “disinfettando” o igienizzando in qualche modo il cavo orale). Per contrastare queste false credenza, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha rilasciato un’infografica con alcuni concetti da conoscere per non farsi ingannare dalle notizie false. In particolare l’ISS ricorda che:

  • L’alcol è un immunosoppressore e favorisce le infezioni virali. Il consumo di bevande alcoliche pregiudica il sistema immunitario, rendendo l’organismo più vulnerabile a infezioni virali.
  • L’alcol non disinfetta né igienizza il cavo orale e la faringe. Per farlo dovrebbe infatti avere una gradazione di almeno 63°, ma in quel caso potrebbe provocare danni diretti alle mucose, come dimostrato dall’effetto cancerogeno correlato all’abuso di alcol.
  • Il corpo femminile è più vulnerabile agli effetti negativi dell’alcol. A parità di quantità di bevande alcoliche consumate, le donne sperimentano maggiori effetti negativi del bere, assorbendo più rapidamente ed eliminando in modo più lento le sostanze tossiche.
  • L’alcol toglie lucidità, mettendo a rischio se stessi e le persone care in momenti in cui servirebbe mantenere livelli di controllo e vigilanza più elevati. Bere molto può portare a sottovalutare i rischi e trasgredire le norme di distanziamento sociale imposte. In caso di intossicazione inoltre si renderebbe necessario un intervento in Pronto Soccorso, che in questo periodo è meglio evitare.

Insomma, in ogni caso è raccomandabile bere meno o per niente.

Perché è importante parlarne?

Il report del 2018 del Ministero della Salute al parlamento include diversi dati significativi sull’utilizzo di alcol in Italia e sulle sue ricadute sulla spesa collettiva e il benessere individuale e familiare. Nel 2017 (l’ultimo report risale a quell’anno) il Sistema Sanitario Nazionale ha speso circa nove milioni di euro in farmaci per la cura degli effetti dell’alcol, con un aumento di quasi il 10 per cento rispetto all’anno precedente. Inoltre, in 7 casi su 10, chi assumeva tali farmaci aveva ricevuto anche la prescrizione di psicofarmaci, come gli Inibitori della Ricaptazione della Serotonina (SSRI, usati per la cura dei disturbi dell’umore) e altri antidepressivi o litio (farmaco utilizzato per la gestione del disturbo bipolare). Ciò significa che una larga percentuale di chi era in cura per l’abuso di alcol, stava sperimentando anche un disagio psicologico. In effetti, il 62 per cento delle persone in cura farmacologica per abuso di alcolici stava ricevendo anche cure psicologiche di varia natura, come psicoterapia, counseling, partecipazione a gruppi di auto-aiuto o inserimento in comunità di recupero.

L’uso eccessivo di alcol è quasi sempre correlato con un disagio psicologico che necessita di attenzione e cure. Ciò comporta un ulteriore carico di spese per le famiglie e il Sistema Sanitario Nazionale. Per non parlare delle conseguenze collaterali sulla salute dell’abusatore o di terze persone, derivate ad esempio dalla guida in stato di ebbrezza o dalla violenza familiare.

Siamo tutti dipendenti?

Non dobbiamo commettere l’errore di pensare che le dipendenze, l’abuso di alcol e di altre sostanze siano qualcosa che non ci riguarda. Le dipendenze si sviluppano per contrastare pensieri ed emozioni difficili che si presentano in modo costante e fanno sentire la persona sopraffatta. In un periodo come questo, tutti ci ritroviamo a fare i conti con noi stessi e ad affrontare vissuti emotivi complicati in modo ciclico (ad esempio la sera, o di notte). Rifugiarsi nell’alcol può sembrare una soluzione e in basse dosi non comporta particolari effetti negativi. Ma presto il bere può trasformarsi in abitudine, e poi in dipendenza. Ecco perché è importante conoscere le proprie emozioni e parlarne.

In questo video di School of Life dal titolo emblematico “Perché siamo tutti dipendenti” si parla di come le dipendenze da sostanze possono nascere dalla noia e di come evitare che ciò accada (è in inglese ma si possono mettere i sottotitoli in italiano).

Cosa possiamo fare per prevenire un consumo di alcol eccessivo

In condizioni di isolamento sociale possono emergere stati d’animo difficili da gestire, come noia, forte senso di solitudine e stress. In effetti, diversi studi hanno esaminato l’impatto psicologico della quarantena, riscontrando proprio questi sintomi.

Persone che si sentono isolate, intrappolate e impotenti a volte vedono nell’effetto sedativo dell’alcol la soluzione giusta per tranquillizzarsi e ritrovare la calma. L’alcol infatti può dare l’impressione di superare questi sentimenti d’isolamento. A dosi elevate, però, fa emergere stati d’animo negativi, non ricercati e che portano a un maggiore senso di isolamento e scoraggiamento.

Bere non è quindi il modo migliore per affrontare le proprie emozioni e superare i problemi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fornito alcune indicazioni pratiche per gestire lo stress (raccolte in questo opuscolo), mentre io ne ho parlato qui in modo più approfondito.

A livello individuale, di fronte a emozioni e sentimenti negativi e poco gestibili è molto più utile rivolgersi a un professionista della salute mentale e alla propria rete di conoscenze per ricevere supporto emotivo e aiuto.

Sul piano sociale sarebbe invece auspicabile elaborare piani di comunicazione volti alla prevenzione, evidenziando gli effetti negativi dell’alcol e indicando migliori strategie di gestione delle emozioni. In generale, i governi regionali e nazionali dovrebbero facilitare l’accesso ai servizi psicologici (online in questo momento e fisici più avanti). Fino a quando continueremo a considerare la salute mentale come scissa da quella fisica, continueremo ad avere una visione miope che vede solo metà del problema.

 

[Questo articolo fa parte di Psicologia per Intrepidi, un progetto di Riccardo Germani per combattere lo stigma sulla salute mentale, gli psicologi, e chi va da loro.
Psicologia per Intrepidi è anche su Telegram, dove ogni giorno con brevi note vocali promuove una nuova strategia per un affrontare le sfide della vita in modo proattivo.
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