Sonder: la consapevolezza improvvisa della vita degli altri

Ieri ho scoperto l’esistenza di una parola che esprime un concetto interessante: Sonder.

La parola Sonder indica il momento in cui si prende consapevolezza del fatto che ognuno ha una storia di vita complessa e articolata quanto la propria, che procede indipendentemente dal fatto che qualcun altro ne sia consapevole.

In altre parole, Sonder è il momento in cui vediamo qualcuno passare per strada e sperimentiamo, all’improvviso, la consapevolezza che quella persona è come noi, ha una sua storia, ha affrontato successi, fallimenti, perdite. Ha amato, ha pianto, ha sofferto. Si è posto degli obiettivi, ha raggiunto risultati, ha dovuto affrontare cambiamenti, delusioni. Ha provato tutte le emozioni che conosciamo anche noi e la sua storia di vita l’ha portato fino al momento in cui noi lo stiamo osservando. E la sua vita si è sviluppata senza che noi intervenissimo in alcun modo o ne avessimo consapevolezza.

È un po’ come quella famosa domanda: se un albero cade nel bosco e nessuno lo sente, è veramente caduto? In questo caso, dobbiamo rispondere di sì, le vite degli altri e dell’universo vanno avanti al di là del fatto che noi ne abbiamo consapevolezza o che viviamo quelle vicende in prima persona.

Non pensiamo quasi mai a tutto questo. Invece il Sonder è un concetto importante per sviluppare l’empatia e la comprensione degli altri. Le persone non sono personaggi del nostro film personale, in cui appaiono come comparse o protagonisti e con ruoli positivi o negativi. Le persone compaiono nella nostra vita dopo aver compiuto un percorso, una sorta di viaggio. La maggior parte del tempo siamo troppo assorbiti dal nostro egocentrismo per accorgerci degli altri. Giustamente, pensiamo alla nostra vita, a quello che dobbiamo fare, a quello che è stato e come vivere al meglio le nostre personali esperienze. In tutto questo, però, gli altri non sono quasi mai altrettanto protagonisti. Sono, piuttosto, co-protagonisti, o comparse, che intervengono nel nostro personalissimo racconto. In questo modo capita di perdere interesse per l’altro, pensiamo che gli altri siano intorno a noi per rispondere ai nostri bisogni e dimentichiamo il rispetto. Questo in qualche modo ferisce il nostro ego. Siamo cresciuti con l’idea di essere al centro dell’universo, e all’improvviso capiamo che è la terra che gira intorno al sole, non viceversa. Una rivoluzione copernicana. Siamo noi che giriamo intorno alla vita, non la vita intorno a noi.

Penso che questa forma di consapevolezza ci renderebbe migliori. Non lasceremmo le persone morire in mare se conoscessimo le loro storie. Davanti a un racconto di anni di prigionia, sofferenze e torture, non saremmo indifferenti, non saremmo così piccoli da guardare il nostro piccolo riquadro di paura del cambiamento e del nuovo. Salveremmo quelle persone, per metterle nelle condizioni di continuare a scrivere e migliorare il loro romanzo.

Pensiamo alla storia dell’universo e all’evoluzione della vita sulla terra. Sono passati miliardi di anni, la terra è stata sconquassata da eruzioni potentissime, glaciazioni, meteoriti, la vita si è sviluppata dalle prime cellule elementari fino alle macchine complesse che siamo. La storia ha fatto il suo corso, dalle piramidi alle bombe atomiche. L’uomo ha scoperto prima la ruota e poi come donare intelligenza ai computer. E ora noi, nell’incontro con l’altra persona, siamo qui, siamo il risultato di tutto questo. È un piccolo miracolo, a cui ogni tanto dovremmo pensare. C’è di che essere grati.

 

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