Ho scoperto l’esistenza di una parola che esprime un concetto interessante: Sonder.

La parola Sonder indica il momento in cui si prende consapevolezza del fatto che ognuno ha una storia di vita complessa e articolata quanto la propria, che procede indipendentemente dal fatto che qualcun altro ne sia consapevole.

In altre parole, Sonder è l’emozione che proviamo quando vediamo qualcuno passare per strada e sperimentiamo, all’improvviso, la consapevolezza che quella persona è come noi, ha una sua storia, ha affrontato successi, fallimenti, perdite. Ha amato, ha pianto, ha sofferto. Si è posto degli obiettivi, ha raggiunto risultati, ha dovuto affrontare cambiamenti, delusioni. Ha provato tutte le emozioni che conosciamo anche noi e la sua storia di vita l’ha portato fino al momento in cui noi lo stiamo osservando. E la sua vita si è sviluppata senza che noi intervenissimo in alcun modo o ne avessimo consapevolezza.

Rivoluzione copernicana

Le persone compaiono nella nostra vita dopo aver compiuto un percorso, una sorta di viaggio. La maggior parte del tempo siamo troppo assorbiti dal nostro egocentrismo per accorgerci degli altri. Giustamente, pensiamo alla nostra vita, a quello che dobbiamo fare, a quello che è stato e come vivere al meglio le nostre personali esperienze. In tutto questo, però, gli altri non sono quasi mai altrettanto protagonisti. Sono, piuttosto, co-protagonisti, o comparse, che intervengono nel nostro personalissimo racconto. In questo modo capita di perdere interesse per l’altro, pensiamo che gli altri siano intorno a noi per rispondere ai nostri bisogni e dimentichiamo il rispetto. Questo in qualche modo ferisce il nostro ego. Siamo cresciuti con l’idea di essere al centro dell’universo, e all’improvviso capiamo che è la terra che gira intorno al sole, non viceversa. Una rivoluzione copernicana. Siamo noi che giriamo intorno alla vita, non la vita intorno a noi.

È un po’ come quella famosa domanda: se un albero cade nel bosco e nessuno lo sente, è veramente caduto? In questo caso, dobbiamo rispondere di sì, le vite degli altri e dell’universo vanno avanti al di là del fatto che noi ne abbiamo consapevolezza o che viviamo quelle vicende in prima persona.

Sonder come trend su TikTok

Per qualche mese, tra il 2021 e il 2022 sono diventati virali video su TikTok in cui si parlava di Sonder. I video avevano più o meno la stessa forma: il protagonista registra se stesso in un posto affollato (metro, stazione, aeroporto…) e riflette su quanto sia assurdo che ogni persona lì presente sia “reale”, ovvero abbia una sua storia unica, vera, fatta di piccoli gesti quotidiani, pensieri e speranze.

Sonder e pandemia

Non pensiamo spesso a quanto siamo simili agli altri. Tendiamo a ritenerci unici e speciali, e in parte è effettivamente così. Tuttavia, dimentichiamo con facilità di non essere i protagonisti dell’intero universo. Il nostro punto di vista è solo uno tra miliardi e in fondo facciamo parte di una stessa storia, di una stessa vita, sviluppata nel momento presente. Probabilmente la pandemia ha accentuato la consapevolezza della vita degli altri, arrivando a sperimentare “momenti Sonder” con maggiore frequenza e facilità. Vivendo un destino comune, infatti (come portare una mascherina, essere esposti agli stessi pericoli, vaccinarsi), siamo stati in qualche modo “costretti” a pensare alle vite altrui.

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Sonder emozione che stimola l’empatia

L’emozione Sonder è importante per sviluppare l’empatia e la comprensione degli altri, perché ci permette di capire quale effetto abbiamo su chi ci incontra. Le persone non sono personaggi del nostro film personale, in cui appaiono come comparse o protagonisti e con ruoli positivi o negativi.

Pensiamo alla storia dell’universo e all’evoluzione della vita sulla terra. Sono passati miliardi di anni, la terra è stata sconquassata da eruzioni, glaciazioni, meteoriti, la vita si è sviluppata dalle prime cellule elementari fino alle macchine complesse che siamo. La storia ha fatto il suo corso, dalle piramidi alle bombe atomiche. L’uomo ha scoperto prima la ruota e poi i computer. E ora noi, nell’incontro con l’altra persona, siamo qui, siamo il risultato di tutto questo. È un piccolo miracolo, a cui ogni tanto dovremmo pensare. C’è di che essere grati.

 

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