Amami male, amami per sempre

Elogio del caos in amore

L’amore “per sempre” esiste?

Io penso che l’amore per sempre possa esistere, ma credo sia complicato da trovare e sviluppare. Servono tante condizioni, impegno e anche un po’ di fortuna. La fortuna serve per incontrare la persona giusta tra le migliaia di persone che incontriamo. Dopodiché, bisogna riuscire a mettere insieme tanti pezzi: affetto, amore verso l’altro, intesa sessuale. Bisogna poi rinnovare costantemente l’innamoramento, impegnandosi a riconquistare l’altro nel tempo. Insomma, è un po’ un lavoro. Come avevo scritto qui, è un intreccio di cose complicato e che richiede anche fatica a volte. Come in ogni contesto, non si ottiene niente senza fare niente.

Quanto conta la nostra cultura in amore?

Come esseri umani e come occidentali, forse siamo cresciuti con l’idea di dover vivere una vita perfetta. Da bravi nevrotici tolleriamo con difficoltà ogni frustrazione. Non ci facciamo bastare mai niente, vogliamo tutto e subito e appena insorgono problemi nella coppia pensiamo sempre che ci possa essere qualcosa di meglio. Non condanno l’aspirazione alla felicità e all’autorealizzazione; quella, anzi, ritengo sia auspicabile. Invece è il perfezionismo eccessivo che è problematico. Per esempio, secondo alcuni psicoanalisti in amore cerchiamo qualcuno che sia in grado di trasformare la nostra vita, riparando i difetti di cura che abbiamo sperimentato, o facendoci vivere di nuovo la beatitudine del neonato accudito e coccolato dalla madre (ne ho parlato qui). Ma ciò è complicato da realizzare. In questo bellissimo video, il filosofo Alain de Botton ci spiega come mai: siamo tutti difficili da amare, solo che non ce ne rendiamo conto.

Ultimamente mi sembra che stiamo scegliendo relazioni usa e getta anche per eludere la complessità della vita di coppia. Consumiamo le relazioni come fossero prodotti. E poi cambiamo. Avanti il prossimo. Forse è un modo per non mettersi mai in gioco e in discussione. E se anche in una relazione sana e matura finiamo per cercare altro e trasgredire, forse vuol dire che abbiamo un bisogno costante del brivido, del nuovo, dello sconosciuto, e che ci stanchiamo facilmente, o ci allontaniamo appena emergono i reciproci “difetti”.

Come funziona una storia d’amore?

Io sono d’accordo con la teoria che l’amore è composto da tre fattori, tre capisaldi principali: l’innamoramento, tipico delle fasi iniziali, la componente sessuale, che porta a provare piacere e procreare, e l’amore, che serve per mantenere saldo il legame nel tempo, aumentare l’autostima (ci sentiamo amati) e allevare i figli. Le coppie più stabili e sane sono quelle che riescono a mantenere vivi questi tre aspetti. Di solito, quando manca una o più di queste tre cose, uno dei due membri della coppia, o entrambi, cercano qualcosa al di fuori di essa. È normale. Tuttavia, credo che il tradimento si verifichi, seppur con minore frequenza, anche quando i tre bisogni sono soddisfatti. Siamo una specie curiosa, abbiamo bisogno di esplorare e di diversificare le nostre esperienze, abbiamo voglia di scoprire cose nuove. È un fatto naturale. C’è chi sceglie, di fronte alle varie possibilità, di coltivare una sola relazione, perché questo è più in linea con i propri valori e la propria visione del mondo, e chi invece non rinuncia mai alla ricerca del nuovo.

Non so dire cosa sia meglio o peggio, penso che la risposta sia davvero una questione collegata alla personalità e ai valori di ognuno.

Il possesso, il desiderio, il tradimento

Un altro aspetto importante riguarda il possesso. Nessuno appartiene a nessun altro. Siamo liberi. E dentro di noi agiscono desideri di cui non sempre siamo pienamente consapevoli. Freud le chiamava pulsioni, desideri rimossi che guidano il nostro comportamento e che se eliminate in modo sistematico sono in grado di creare sintomi. Siamo un casino. Bisogna farci un po’ l’abitudine.

Prendiamo il tradimento. Argomento delicato. Se ne parla sempre con grande difficoltà. Eppure nelle coppie avviene con una frequenza così alta che mi stupisco di come sia ancora considerato un errore, qualcosa che capita ma che non dovrebbe. Ovviamente non si può pensare che faccia piacere essere traditi, ma seguitemi un attimo. Nelle relazioni forti e durature, il tradimento non influisce più di tanto. Il soffrirne è più un fatto culturale legato all’orgoglio e al narcisismo. In alcune scimmie, il tradimento serve a fare in modo di preservare la specie, diversificando il genoma. Ma i legami sono stabili. La femmina rimarrà insieme al maschio alpha, ma nel frattempo cercherà altri partner con cui riprodursi. Il maschio è una vittima in tutto questo? Macché, il maschio alpha ha un hàrem di femmine. Poi esistono anche tanti animali monogami che stanno insieme per la vita, ma nel regno animale l’ “amore per sempre” – pur esistendo – sembra essere meno frequente rispetto alla ricerca di diversi partner.

Nel nostro caso funziona più o meno così, solo che siamo più complessi. Dato che abbiamo inventato l’autostima e la morale, il fatto che qualcuno scelga noi ma anche qualcun altro ci distrugge. Non è solo possesso sessuale e biologico, è un fatto di orgoglio e di stima di se stessi. Non siamo più un’esclusiva, non siamo più gli unici al mondo, con un valore speciale e ineguagliabile. Improvvisamente, qualcun altro è almeno come noi, se non meglio di noi, o può dare al nostro partner qualcosa che noi non possiamo dare. Quanto è difficile accettare una cosa del genere nell’era del narcisismo?

Penso che pratiche come l’infibulazione, o l’obbligo del burqa possano raccontare la compulsione di alcune società di rinnegare il dolore per il tradimento. Si cerca di limitare la libertà della donna di provare piacere. In altre culture più vicine a noi, e nella nostra, invece, questo si traduce nello stalking e, nei casi più gravi, nel femminicidio.

Queste pratiche non sono forse un atto disperato per negare la possibilità di un tradimento e quindi di una ferita narcisistica? Non sembrano un modo per negare la propria fallibilità e la propria limitatezza come partner (o genitore)? Non è forse, in ultima analisi, a livello profondo e inconscio, un modo disperato per evitare che la donna – e a livello inconscio, la mamma – ci abbandoni?

Ma allora dobbiamo perdere ogni speranza nell’amore?

No, non credo. Penso invece che alcune relazioni ci tocchino nel profondo e certe persone rimangano impresse in noi più di altre, anche per sempre. Questo vuol dire essere unici, questo vuol dire amore per sempre. Quando cambiamo la vita di qualcuno per sempre e quando l’altro la cambia a noi. Quando le nostre storie di vita si sono incrociate e segnate in modo spettacolare e indelebile, al di là della durata.

Forse dobbiamo accettare che un amore perfetto e lineare, in cui ci si innamora e non si considera più nessun altro al mondo, può esistere solo per pochi casi fortunati. Il resto di noi combatte con le complessità, le contraddizioni e le ambiguità dell’essere umano. È difficile essere per l’altro tutto ciò di cui l’altro ha bisogno, ed è altrettanto difficile trovare qualcuno che sia tutto ciò di cui noi abbiamo bisogno.

Le relazioni sono fatte così, sia in amicizia che in amore. Ognuno ha la sua storia, e in una coppia se ne incrociano due. Come e quanto si incastrano dipende poi da tutti i fattori che stiamo dicendo e altri che ancora non conosciamo.

È più probabile, ma è un mio parere, che le relazioni funzionino a cicli. In altre parole, possono funzionare molto bene, ma per un tempo limitato. Dopodiché i tre fattori perdono equilibrio, ed è molto facile andare a cercare altro, da qualche altra parte, in qualcun altro. Per esempio, può prevalere l’affetto sul sesso, o viceversa. O rimane solo il sesso e non ci si ama più. Alcune relazioni funzionano per un po’, poi non vanno più, poi magari ricominciano a funzionare tempo dopo, quando entrambi hanno rielaborato i propri vissuti. Oppure, ancora, alcune relazioni funzionano e c’è amore, ma nel frattempo ci si innamora o si prova comunque attrazione per altre persone. Ogni relazione è unica e diversa ma risponde a leggi identiche. Come i fiocchi di neve.

Le relazioni che durano per sempre, forse, sono quelle che riescono a rinnovarsi alla fine di ogni ciclo vitale. Insomma, secondo me esiste un amore per sempre, ma dipende dal grado di fortuna e di impegno. Vale la pena quindi continuare a crederci e sperare, continuando anche, nel frattempo, a lavorare su di sé per conoscersi e capirsi sempre di più.

Come ripensare le relazioni?

Io non credo di avere risposte certe, e poi sono anche un po’ nevrotico quindi cambio idea spesso. Quello che penso attualmente è che dobbiamo accettare la libertà dell’altro. La libertà è il bene più grande che abbiamo. Dovremmo concentrarci di più sull’amore che diamo e di meno su quello che riceviamo. Pensare che, in una relazione, l’altro ci sta scegliendo in questo momento ed esserne grati. Sapere che la vita non finisce se finisce una relazione, pensare che il nostro valore come persone non dipende dalla fedeltà che il partner ha nei nostri confronti. Amare in modo ridicolo, a fondo perduto, senza vergogna. Accettare di essere imperfetti e fare lo stesso con gli altri. Perdonare. Oppure chiedere scusa. Studiare meno tattiche e fare più pratica. Cambiare insieme. Sporcarsi le mani nelle emozioni. Un giorno moriremo, e ci pentiremo di aver amato poco o con la paura di farci male.

Questo conta. Questo rende l’amore qualcosa che vale la pena vivere e che può andare avanti per sempre.

Mi ami?

Ma come mi ami?

Mi ami la mattina e la sera, mi ami al sicuro, mi ami se mi vedi, se ci controlliamo?

Mi ami se siamo vicini?

O mi ami stupidamente, in modo incomprensibile, rotolando.

Se mi ami a caso, in modo caotico e incostante, la notte, con la pioggia, nel fango, se mi ami senza ritegno o dignità, fino a vergognarti, se mi ami in modo infantile e folle, se mi ami male, allora ti amo.

Che non c’è amore prudente che abbia mai funzionato.

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